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Dall’UE stop alle case energivore: quali conseguenze sul valore degli immobili?

E’ una vera e propria rivoluzione quella avviata dall’Unione Europea con il pacchetto Fit for 55, che ha l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.
Una trasformazione che investe anche il mercato immobiliare con una direttiva che ha iniziato il suo percorso in Parlamento Europeo lo scorso 24 febbraio: entro il 2030 gli immobili in classe energetica F o G dovranno essere ristrutturati per portarli almeno in classe E.
Tre anni più tardi, nel 2033, ci dovranno essere solo abitazioni che siano almeno in classe D e nel 2050 semaforo verde solo per edifici a emissione zero.

Il senso del provvedimento è evidente.

In Europa, attualmente, gli edifici esistenti sono la causa del 40% del consumo di energia e del 36% delle emissioni.
Per ridurre progressivamente tale incidenza in futuro gli edifici dovranno consumare poca energia, essere alimentati il più possibile da fonti rinnovabili e non dovranno produrre emissioni di carbonio da combustibili fossili.

Inizia il conto alla rovescia per i proprietari…

In Italia su circa 12 milioni di edifici, oltre 9 milioni non sono in grado di garantire le performance energetiche richieste.
Il 74% del patrimonio immobiliare del bel Paese, infatti, è stato realizzato prima dell’entrata in vigore della normativa sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica.
Il monitoraggio sugli attestati di prestazione energetica (Ape) emessi nel 2020 conferma che oltre il 75% dei documenti riporta classi energetiche E, F, G con queste ultime che superano il 35%. Se si guarda solo al residenziale le classi più energivore la fanno da padrone superando il 75%.

Insomma, due case su tre tra, meno di dieci anni, potrebbero essere fuori legge, uno status che ha l’effetto di ridurre il valore di mercato. Non solo, secondo i vertici di Confedilizia i costi medi per le ristrutturazioni nel breve periodo sarebbero in media di circa 10 mila euro a famiglia, ma potrebbero essere destinati a salire.

Il problema è evidente.

Per accompagnare la transizione sarà necessaria una chiara politica di incentivi facilmente accessibili e una pianificazione a medio lungo termine che l’UE, una volta fissati tempi e modalità, delegherà ai singoli stati così come l’eventuale previsione di sanzioni o applicazione di deroghe (come quella per gli edifici di interesse storico).
In Francia, ad esempio, lo scorso agosto è stata approvata una legge per cui non si potranno aumentare gli affitti delle abitazioni più energivore a partire dal 2022 e lo stop alle locazioni dal 2025.

Le ricadute sul mercato appaiono evidenti: verranno valorizzati gli immobili che hanno adeguato la loro classe energetica a scapito di quelli non ancora efficientati.
Per questo motivo occorre riflettere sull’opportunità di investire sulle ristrutturazioni oppure scegliere tempestivamente di vendere con l’obiettivo di realizzare ed eventualmente reinvestire in appartamenti con classi energetiche più alte.

La strada verso la neutralità climatica è aperta e non prevede ripensamenti, c’è chi la interpreta come l’ennesimo grattacapo ma anche chi intravede delle opportunità… e tu, da che parte stai?

9 Febbraio 2023