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Fuga dalle città. Quando lo smart working può farci vivere dove desideriamo

Una riflessione sul come e dove possiamo scegliere di vivere grazie alle nuove prospettive dateci dallo smartworking

Lo smartworking può farci vivere dove vogliamo

Il fenomeno dello spopolamento dei borghi rurali e montani che ha visto, a partire dalla metà del XX secolo, sostituire all’armonica distribuzione della popolazione italiana su tutto il territorio nazionale, l’inurbamento, sta mutando rotta.

Già nel 2001 Legambiente pubblicò un’indagine denominata “Disagio insediativo”, nella quale evidenziava alcune migliaia di borghi del Belpaese a rischio “estinzione”. Presentava poi una proposta di legge volta alla loro promozione attraverso incentivi all’insediamento di attività economiche e formative. (Qui il rapporto https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/08/disagio-insediativo.pdf?cmd%3Dart)

Fenomeno non certo nuovo ma che sta vivendo un’attenzione importante portata alla ribalta dallo scenario pandemico e dal conseguente #smartworking.

Ci sono in cantiere diversi interessanti progetti che alcune realtà – dagli investitori immobiliari al settore servizi ed hospitality, sino alle Amministrazioni locali – stanno portando avanti. (Ad esempio se ne legge qui: https://amp24-ilsole24ore-com.cdn.ampproject.org/c/s/amp24.ilsole24ore.com/pagina/ADSrArFB)

Molte le idee che cavalcano un sentimento che non è certo una novità e che forse ora, rimodulato in chiave Covid #smartworking, può aspirare a nuove soluzioni alternative. Non solo dell’abitare in sé, ma dello stesso modo di vivere.

Questo parallelismo tra spopolamento e recente e progressiva “fuga dalle città” può indurre, in ognuno di noi, una riflessione più profonda riguardo le proprie esigenze vitali.

Cosa conta veramente? Come e dove vivere se possiamo lavorare da casa? Quali sono i possibili sviluppi dello smartworking?

Abbiamo già letto di come ora siano i giovani, magari laureatisi all’estero, che vogliono tornare alle proprie terre con idee, attività, nuove produzioni, nuovi servizi. Molti sono i casi che li coinvolgono nel recupero di abitazioni in borghi spopolati.

Vivo e lavoro a #Novara, città di circa 100.000 abitanti che pur non essendo un borgo e pur non avendo problematiche fisiche o idrogeologiche, vive come altre fenomeni di abbandono.

Un abbandono che nasce dalle mutate esigenze sociali. Il tessuto economico che cambia forma e sostanza e sposta persone e attività.

Ci sono tante ex Fabbriche, ex uffici, ex strutture sportive o sanitarie. È l’evoluzione economica che si lascia dietro i suoi strascichi urbani.

Un fenomeno che come agente immobiliare a contatto con Imprese Edili e costruttori, mi ha sempre interessato è quello delle Cascine Abbandonate.

Meravigliose testimoni della storia agricola di questo territorio, ci guardano malinconicamente cadendo a pezzi. Parlandone non posso non citare @Roberto Tognetti che ha il grande merito di aver realizzato un importante lavoro di ricerca, punto di riferimento per tutti coloro che vogliano saperne di più sulle #cascinenovaresi.

La domanda mi sorge spontanea. A quale costruttore “illuminato” mi posso rivolgere per pensare in maniera concreta al recupero di queste preziose “volumetrie”?

Qualcosa è già stato fatto.

Io stessa mi occupo della vendita di appartamenti frutto del sapiente recupero di Cascina Bonora a #Bogogno. Restauri importanti che danno nuova vita a corti un tempo popolate dai nostri nonni.

I vantaggi per chi vi abita sono evidenti.

Maggiore vivibilità del contesto, più sostenibilità edilizia, la campagna fuori dalla porta.

Il tutto a pochi passi da una città di Provincia come Novara, crocevia nevralgico del Piemonte.

Ecco quindi prospettarsi l’opportunità, per i proprietari di queste cascine in disuso, di valorizzare i propri immobili, generando un flusso di reddito e contribuendo a valorizzare e riqualificare il patrimonio del territorio.

Per questo rivolgo un appello, come spesso faccio, ai costruttori, novaresi e non, agli sviluppatori immobiliari, ai proprietari di cascine abbandonate, e a tutti quegli attori del settore che abbiano la visione giusta per sviluppare un così ambizioso progetto di recupero di mettersi in contatto con me.

Metto a disposizione 25 anni di esperienza nell’immobiliare e in particolare le competenze sviluppate, attraverso la divisione di Malquati Re, #Reinventa, nei servizi dedicati allo #sviluppoimmobiliare di aree dismesse, nonché alla raccolta di una domanda “partecipata” (https://www.malquati.com/i-video/).

Home made Home. Un lavoro volto alla creazione di una Community di persone che condividano gli stessi principi dell’abitare, creata per partecipare alla progettazione e assottigliare sempre più la linea che divide chi costruisce gli spazi, da chi deve viverli.

Tante idee insomma e tanti progetti da portare avanti ogni giorno mettendo come sempre tutto il mio impegno e la mia passione in quel che faccio.

Elena Malquati

30 Marzo 2021