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25 anni nel settore immobiliare, guardando oltre il mattone…

Che cosa significa oggi parlare di casa? E soprattutto, che cosa significherà abitare una città come Novara nei prossimi anni? Sono alcune delle domande al centro dell’intervista a Elena Malquati, pubblicata su Visioni d’impresa, il magazine quadrimestrale di Cnvv.

Un’occasione per fare il punto su un mercato immobiliare che si sta trasformando profondamente: cambiano le esigenze delle famiglie, cambia il rapporto dei giovani con la casa, cambiano le modalità di lavorare e, di conseguenza, cambia anche il modo di concepire gli immobili e i quartieri.

Non c’è più un solo mercato immobiliare

Il 2026 si sta caratterizzando per una vera e propria frammentazione del mercato. Nel residenziale il nuovo costruito risponde alle esigenze di efficienza energetica, ma i costi di costruzione frenano molte famiglie. Per questo l’usato continua a rappresentare un comparto vivace e accessibile, soprattutto per chi è disposto a pianificare nel tempo interventi di riqualificazione.

Cresce inoltre il mercato degli investimenti, sostenuto dalla domanda di locazioni, mentre nel non residenziale la logistica beneficia della posizione strategica di Novara e gli uffici devono ormai confrontarsi con una domanda che non cerca semplicemente metri quadrati bensì spazi flessibili e moderni.

Il mercato oggi non classifica gli immobili per destinazione d’uso, ma per la loro capacità di generare valore. È forse questa la chiave per leggere le trasformazioni in corso: non basta più chiedersi che cosa sia stato un immobile o quale sia la sua destinazione originaria. Occorre capire che cosa può diventare.

Giovani e casa: esiste ancora il “porto sicuro”?

La risposta è sì, ma è cambiata l’idea di sicurezza. Per decenni l’offerta è stata costruita pensando a un modello familiare stabile e di lungo periodo. Oggi, invece, aumentano single, mobilità lavorativa e lavoro agile. Le nuove generazioni cercano efficienza, flessibilità e servizi, non necessariamente grandi metrature.

Per le generazioni precedenti sicurezza significava soprattutto proprietà a vita. Per i giovani può significare invece poter scegliere, spostarsi, adattarsi. Una riflessione che trova un riscontro significativo proprio nelle pagine di Visioni d’impresa. Vincenzo Galasso, Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi, sottolinea, infatti, come: «Il lavoro non assicura stabilità, crescita salariale, accesso alla casa». È un tema che va oltre il mercato immobiliare. Perché la possibilità di costruire un futuro passa anche dalla possibilità concreta di immaginare dove e come vivere.

Lo osserva Riccardo Fava, Presidente OCIMP, nella stessa rivista: «Si percepisce l’impossibilità di immaginare il domani con stabilità. Un futuro in sospeso… Oggi si tende a posticipare tutto. Famiglia, figli, casa, relazioni stabili». Per questo la sfida non consiste semplicemente nel costruire nuove abitazioni: occorre ripensare l’esistente e progettare spazi capaci di adattarsi ai nuovi modi di vivere.

La casa è qualità della vita

La pandemia ha accelerato una trasformazione già in corso. La casa è diventata per molti anche luogo di lavoro e le persone hanno iniziato a valutare gli immobili non soltanto sulla base della superficie, ma del contesto di vita. Novara, in questo scenario, può avere un ruolo interessante.

La posizione tra Milano e Torino, un tessuto produttivo diversificato e una qualità della vita percepita come superiore rispetto alle grandi aree metropolitane stanno attirando l’interesse di persone provenienti soprattutto dalla Lombardia ma anche dall’estero. Non solo, stanno emergendo formule residenziali che fino a qualche anno fa erano considerate di nicchia: servizi condivisi, sicurezza, aree sportive, spazi di aggregazione.

L’acquisto di una casa si sta trasformando nell’accesso a una comunità. Non ci si chiede più soltanto Quanti metri quadrati ha questa casa? Ma Che qualità di vita mi offre?

Rigenerare ma senza cancellare la storia…

Un altro tema centrale per il futuro di Novara riguarda la trasformazione delle aree dismesse. E’ emblematico il tema dell’Ospedale Maggiore che rappresenta una delle scelte urbanistiche più importanti per la città. Con la realizzazione della città della Salute il recupero tecnico è possibile, ma la domanda fondamentale è un’altra: quale bisogno vogliamo soddisfare?

Una destinazione esclusivamente residenziale rischierebbe di essere riduttiva. Tra le possibilità, molteplici e tutte valide, emerge quella del senior housing, pensato per anziani attivi e autonomi che cercano funzionalità, sicurezza e socialità, senza rinunciare alla propria autonomia.

Lo stesso principio vale per il patrimonio industriale. Il progetto Silone 12 rappresenta un esempio concreto di come un ex opificio possa trasformarsi in un complesso residenziale contemporaneo mantenendo elementi della propria identità, come vetrate e altezze originarie. Allo stesso modo il cantiere di Palazzo Nova che si inserisce in un’area della città, quella dell’ex Macello, che verrà integralmente recuperata,

Le città migliori guardano avanti senza cancellare la propria storia. Una prospettiva che assume ancora più valore se collegata alla dimensione economica del territorio. Secondo un’analisi Deloitte pubblicata ancora su Visioni d’Impresa, Novara e Vercelli rappresentano insieme il 12% del valore aggiunto regionale e il 17% dell’export, configurandosi come un’area strategica grazie a filiere e distretti consolidati e a un tessuto industriale dinamico. Se il tessuto produttivo rappresenta una delle forze del territorio, allora anche i centri storici possono rinascere e diventare luoghi capaci di raccontarla.

Il centro storico come luogo da vivere

Le vetrine vuote non possono essere interpretate soltanto con nostalgia. Il commercio è cambiato e, con esso, è cambiata anche la funzione del centro storico. La sfida è quindi riportarlo a essere un luogo vissuto, collegato all’identità della città e alla sua capacità produttiva.

È questa la direzione della progettualità a cui stiamo lavorando: ripensare i negozi sfitti attraverso modelli capaci di mettere in contatto cittadini, imprese, fiere e storie produttive del territorio. Perché rigenerare un centro storico non significa soltanto riempire uno spazio vuoto, significa creare nuove connessioni tra persone, imprese, abitazioni e territorio.

E gli studenti?

Anche l’abitare universitario rappresenta una sfida importante per Novara. La domanda di alloggi per studenti è cresciuta, mentre l’offerta è ancora insufficiente. La riqualificazione dell’ex centro sociale di viale Giulio Cesare, con 171 posti letto, rappresenta un passo avanti, ma non risolve il problema.

Gli studenti, soprattutto quelli internazionali, cercano, infatti, qualcosa di più di un semplice posto letto: connessioni, aree studio, socialità e servizi. Investire nell’abitare studentesco significa quindi investire anche nella capacità di Novara di attrarre e trattenere talenti.

Abitare il futuro significa ripensare la città

Dai giovani agli studenti, dal senior housing alla rigenerazione degli edifici industriali, fino ai centri storici: c’è un filo conduttore… La casa va considerata nel contesto in cui si trova. E’ un elemento del sistema.

Il valore di un immobile dipende sempre più dalla sua capacità di adattarsi, generare opportunità e inserirsi in una comunità. È una trasformazione che riguarda il mercato immobiliare, ma anche il modo in cui immaginiamo le nostre città.

Per Novara può rappresentare una grande opportunità: guardare avanti senza perdere ciò che rende unico il territorio.

Trovi l’intervista completa a Elena Malquati è stata pubblicata su Visioni d’impresa, il magazine quadrimestrale di Cnvv e puoi leggerla qui: https://l1nq.com/ofvy8lw

5 Ottobre 2026