La casa è qualità della vita
La pandemia ha accelerato una trasformazione già in corso. La casa è diventata per molti anche luogo di lavoro e le persone hanno iniziato a valutare gli immobili non soltanto sulla base della superficie, ma del contesto di vita. Novara, in questo scenario, può avere un ruolo interessante.
La posizione tra Milano e Torino, un tessuto produttivo diversificato e una qualità della vita percepita come superiore rispetto alle grandi aree metropolitane stanno attirando l’interesse di persone provenienti soprattutto dalla Lombardia ma anche dall’estero. Non solo, stanno emergendo formule residenziali che fino a qualche anno fa erano considerate di nicchia: servizi condivisi, sicurezza, aree sportive, spazi di aggregazione.
L’acquisto di una casa si sta trasformando nell’accesso a una comunità. Non ci si chiede più soltanto Quanti metri quadrati ha questa casa? Ma Che qualità di vita mi offre?
Rigenerare ma senza cancellare la storia…
Un altro tema centrale per il futuro di Novara riguarda la trasformazione delle aree dismesse. E’ emblematico il tema dell’Ospedale Maggiore che rappresenta una delle scelte urbanistiche più importanti per la città. Con la realizzazione della città della Salute il recupero tecnico è possibile, ma la domanda fondamentale è un’altra: quale bisogno vogliamo soddisfare?
Una destinazione esclusivamente residenziale rischierebbe di essere riduttiva. Tra le possibilità, molteplici e tutte valide, emerge quella del senior housing, pensato per anziani attivi e autonomi che cercano funzionalità, sicurezza e socialità, senza rinunciare alla propria autonomia.
Lo stesso principio vale per il patrimonio industriale. Il progetto Silone 12 rappresenta un esempio concreto di come un ex opificio possa trasformarsi in un complesso residenziale contemporaneo mantenendo elementi della propria identità, come vetrate e altezze originarie. Allo stesso modo il cantiere di Palazzo Nova che si inserisce in un’area della città, quella dell’ex Macello, che verrà integralmente recuperata,
Le città migliori guardano avanti senza cancellare la propria storia. Una prospettiva che assume ancora più valore se collegata alla dimensione economica del territorio. Secondo un’analisi Deloitte pubblicata ancora su Visioni d’Impresa, Novara e Vercelli rappresentano insieme il 12% del valore aggiunto regionale e il 17% dell’export, configurandosi come un’area strategica grazie a filiere e distretti consolidati e a un tessuto industriale dinamico. Se il tessuto produttivo rappresenta una delle forze del territorio, allora anche i centri storici possono rinascere e diventare luoghi capaci di raccontarla.
Il centro storico come luogo da vivere
Le vetrine vuote non possono essere interpretate soltanto con nostalgia. Il commercio è cambiato e, con esso, è cambiata anche la funzione del centro storico. La sfida è quindi riportarlo a essere un luogo vissuto, collegato all’identità della città e alla sua capacità produttiva.
È questa la direzione della progettualità a cui stiamo lavorando: ripensare i negozi sfitti attraverso modelli capaci di mettere in contatto cittadini, imprese, fiere e storie produttive del territorio. Perché rigenerare un centro storico non significa soltanto riempire uno spazio vuoto, significa creare nuove connessioni tra persone, imprese, abitazioni e territorio.